Versione adatta alla stampaAl posto dei Dico, la proposta del senatore di FI è un’idea ragionevole
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del 29 marzo 2007
La commissione Giustizia del Senato, incaricata di preparare per l’aula i testi legislativi sulla regolamentazione delle unioni di fatto, ha constatato che la proposta dei Dico formulata dal governo ha poche possibilità di diventare una legge.
Le alternative avanzate dal presidente Cesare Salvi sono due: o lavorare sul testo presentato dall’esponente di Forza Italia Alfredo Biondi, che prevede ritocchi al Codice civile che diano validità ad accordi privati tra conviventi stipulati con atto notarile, o il rinvio della questione a un comitato ristretto, che avrebbe in realtà il compito di constatare la fine dei Dico.
Se non verrà snaturata da chi intende utilizzarla per introdurre istituti similfamiliari nella legislazione, la proposta di Biondi appare in grado di riconoscere diritti individuali, che non dovrebbero urtare la sensibilità di nessuno, che nascono dalla stipula di obbligazioni di tipo contrattuale, che non portano lo stato, come invece prevede il progetto Bindi-Pollastrini, a certificare l’esistenza o no di “rapporti affettivi”. I problemi che sono stati citati a sostegno dell’esigenza di legiferare – il diritto all’assistenza in ospedale e in carcere, il subentro nei contratti d’affitto e persino la reversibilità della pensione – sarebbero risolti dalla proposta Biondi, che però non darebbe luogo ad alcuna omologazione con l’istituto matrimoniale su cui si fonda, secondo la Costituzione italiana, la famiglia naturale.
Se si cerca una soluzione a problemi concreti, l’ipotesi Biondi rappresenta una traccia praticabile, che peraltro avrebbe il pregio di non dividere pregiudizialmente gli schieramenti politici. Può darsi che il giudizio della Chiesa non sia favorevole a questa normativa, ma la voce del magistero, tanto autorevole sui temi etici, appare un po’ meno competente su semplici ritocchi al Codice civile. Però c’è poco da illudersi: non è la soluzione di problemi concreti la molla che ha spinto a porre la questione come riconoscimento delle coppie di fatto, e non dei diritti individuali, e la molla ideologica è sempre in tensione.
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