Versione adatta alla stampaIl vescovo di San Marino avverte i politici: questa legge scardina la famiglia tradizionale.
di
Andrea Colombo
Tratto da

del 17 marzo 2007
Politici attenti. Se votate leggi, come i Dico, che contrastano le "leggi naturali" propugnate dalla Chiesa, il prete potrebbe negarvi la comunione. Proprio corne i divorziati, che non possono accedere ai sacramenti. È I'interpretazione che un vescovo di Comunione e liberazione, Luigi Negn, della diocesi di San Marino-Montefeltro, fornisce a un documento di papa Ratzinger intitolato "Sacramentum caritatis".
Benedetto XVI, promulgando questo testo martedì scorso al termine di un sinodo dei vescovi, parlò di «coerenza eucaristica», soprattutto da parte di chi ricopre incarichi pubblici. Monsignor Negri, dai microfoni di Radio Vaticana, fomisce questa interpreta-zione: «Chi celebra l'eucaristia non può tollerare e consentire leggi che sono evidentemente eversive dell'antropologia personale e familiare». Ovvio il riferimento alla situazione italiana, dove politici che si definiscono cattolici stanno varando una legge tesa a scardinare il concetto tradizionale di famiglia. Una posizione, la loro, sempre più imbarazzante. Tanto che il ministro per le Politiche della famiglia Rosy Bindi si trincera dietro il "no comment", di fronte a queste ultime prese di posizione del Papa e del vescovo di Cl.
«L'eucaristia è il fondamento di un'esperienza umana che non è vissuta fuori dal tempo ma nella storia, nelle circostanze economiche, politiche, sociali, ambientali», spiega monsignor Negri. Secondo il presule il richiamo del Pontefice diviene ancora più stringente in quanto l'eucaristia è vissuta oggi «dentro la pressione di un'ideologia certamente anticristiana, che è particolarmente forte e pervasiva in tutto il mondo». Ecco allora che per mons. Negri c'è un legame fra l'eucaristia e coloro che nella società si assumono la responsabilità di portare un'antropologia rispettosa del diritto naturale dentro la vita sociale.
Il vescovo di Cl non si preoccupa dei giudizi della grande stampa e delle tv: «È scontato che la comunità massmediatica giudicherà negativamente questo documento. Ma dobbiamo aver cura del popolo, non della mentalità massmediatica. E il popolo cristiano deve essere educato dai pastori e dai sacerdoti». Non dai giomalisti e gli opinionisti. Le critiche al documento, afferma il vescovo, rrivano «da quella gente da cui Cristo è già lontano o da coloro che si sono allontanati, e che quindi cercano un'immagine della Chiesa e di Cristo che sia il più possibile corrispondente alla mentalità dominante».
Per monsignor Negri è comunque un dovere dei cristiani testimoniare la propria fede in tutti i campi, compreso quello politico, anche se circondati da un cIima ostile. «Con il Santo Padre, noi - chiarisce - non vogliamo imporre alla società nessuna visione. Noi poniamo nella società la nostra visione. È dovere di coscienza porre nella società questo pensiero alto. È questo impatto con il pensiero alto della Chiesa che ha fatto camminare tutta la società verso una visione dell'umanità certamente meno barbara e meno involuta di quella di partenza.
Le dichiarazioni di mons. Negri seguono a stretto giro di posta quelle della tredicesima assemblea della Pontificia accademia per la vita sull'obiezione di coscienza nai confronti di aborto e contraccettivi chimici. La coscienza cristiana, per l'accademia vaticana, «è messa alla prova dalle norme giuridiche vigenti» che introducono «diversi attentati contro la vita umana». Ecco allora che è necessaria una vera e propria mobilitazione degli addetti ai lavori, per arginare la "cultura della morte". L'invito è indirizzato a medici, farmacisti, infermieri, personale amministrativo, giudici, parlamentari «e figure professionali, direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettano in pericolo».
«Sempre più opportuna - afferma l'accademia pontificia - appare una mobilitazione di tutti coloro che hanno a cuore la tutela della vita umana, una mobilitazione che si deve estendere anche a livello politico: è un'esigenza imprescindibile della giustizia il rispetto del principio di uguaglianza, che esige di onorare e proteggere i diritti di tutti, specialmente nel caso dei soggetti più fragili ed indifesi». Insomma, tutti, in piazza, sembra voler dire il Vaticano. Per difendere la vita e la famiglia tradizionale.
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