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Gianteo Bordero
Tratto dal sito
RAGIONPOLITICA.it il 15 marzo 2007
In preda ormai ad una permanente crisi di nervi, dovuta al senso di precarietà della maggioranza che sostiene il governo e alle profonde contraddizioni presenti all'interno dell'Unione, la sinistra nostrana diviene, ogni giorno di più, vittima di una sorta di riflesso pavloviano che la porta ad un eccesso di reattività istintiva di fronte a qualsiasi parola o azione messa in atto da coloro che essa considera
«nemici».
L'ultimo episodio, in ordine di tempo, lo abbiamo avuto l'altro ieri. Il Vaticano ha reso noto il testo di una esortazione apostolica con cui Benedetto XVI tira le conclusioni del sinodo dei vescovi svoltosi a Roma nell'ottobre del 2005. E' un documento marcatamente ecclesiale, incentrato sulla centralità dell'eucaristia nella vita del cristiano. Basta scorrere l'indice per capire di che cosa si tratta: si parla della fede eucaristica della Chiesa, di mistero sacramentale, del rapporto tra eucaristia e celibato sacerdotale, tra eucaristia e matrimonio; si riflette sulla liturgia e sul modo migliore per celebrare il sacramento, sull'adorazione e sulla pietà eucaristica. Fino ad arrivare alla
«forma eucaristica della vita cristiana» ed al paragrafo 83, dove si parla di
«coerenza eucaristica», a cui
«sono chiamati tutti i battezzati», ma che
«si impone con particolare urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme». A questi cristiani che occupano una importante
«posizione sociale e politica», il Papa chiede di
«presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana». Niente di nuovo sotto il sole. E' una posizione in linea con la tradizione della Chiesa, mai messa in dubbio dal magistero, e oltretutto il paragrafo vale dieci righe in mezzo a un documento di oltre cento pagine, il cui scopo, come risulta chiaro a chi lo legge, è quello - come detto - di evidenziare la centralità del sacramento eucaristico nella vita del fedele e della Chiesa.
Eppure queste dieci righe sono bastate alla sinistra laicista, maggioritaria all'interno dell'Unione, per scatenare l'ennesima caccia alle streghe, con dichiarazioni di guerra alla Chiesa e al Papa, prese di distanza e reprimende più o meno verbalmente violente. C'è l'imbarazzo della scelta: si va dal socialista Enrico Boselli, che chiede ancora una volta l'abolizione del Concordato (perché
«le gerarchie mettono in discussione il principio della laicità dello Stato», cosa che rende
«inaccettabile continuare a erogare 2 miliardi di euro di privilegi alla Chiesa cattolica») al capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, che parla di
«accanimento politico e religioso», passando per la diessina Vittoria Franco, che accusa la Chiesa di voler mettere in atto un
«muro contro muro». E altri ancora si potrebbero citare.
Da queste dichiarazioni sembra che il Papa, nella stesura dell'esortazione apostolica, rivolta a tutta la cattolicità a conclusione di un sinodo che ha visto riunirsi vescovi provenienti da ogni parte del pianeta, sia stato guidato solo ed esclusivamente dal
«chiodo fisso» della politica italiana e dalla perversa volontà di mettere il becco nell'azione del governo Prodi e nella discussione sui Dico. Centodieci pagine di teologia e di mistica eucaristica solo per dire che i politici italiani che si professano cattolici non devono votare una legge sulle coppie di fatto? E' ridicolo pensarlo, ma è proprio quello che fa la sinistra: basta che la Chiesa, per bocca del Papa o dei vescovi nell'esercizio del loro ministero, nomini le parole
«famiglia»,
«vita»,
«princìpi non negoziabili», ed ecco che scatta il succitato riflesso pavloviano e si scatenano le reazioni più scomposte e disparate.
Che dire? Alla fine dei conti, risulta evidente che le accuse di ingerenza e di intolleranza mosse dai vari Boselli, Bonelli e compagnia cantante nei confronti della Chiesa si possono benissimo rivoltare contro i loro sostenitori. Il pontefice fa il suo mestiere, e guida, con le sue parole e i suoi scritti, i cattolici nel loro cammino di vita e di fede. Reagire per il fatto che il Papa faccia il Papa è sintomo di un atteggiamento che in teoria si vorrebbe
«aperto» e
«rispettoso di tutti», mentre in pratica denota una invincibile insofferenza nei confronti di ogni voce discordante, una chiusura totale a ogni idea e cultura diversa. Proclamano ed esaltano la
«libertà», ma non perdono occasione per mostrarsi illiberali. Vorrebbero la
«laicità», ma cadono senza accorgersene nel fondamentalismo e nell'integralismo. Amano il
«pluralismo», ma alla fine l'unica voce che gli piace ascoltare è la loro. Alla faccia della tolleranza!
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