Versione adatta alla stampaIl documento del Papa presentato dal Patriarca di Venezia
Tratto da

del 15 marzo 2007
Roma. Martedì mattina il cardinale Angelo Scola ha presentato nella sala stampa vaticana l’esortazione apostolica di Benedetto XVI “Sacramentum Caritatis”, il documento finale del Sinodo sull’Eucaristia celebrato a Roma nell’ottobre 2005 di cui lo stesso patriarca di Venezia fu relatore generale.
Sui mass media il nuovo testo pontificio ha fatto notizia per alcune affermazioni che sono state lette in chiave politica come una ulteriore condanna dei politici cattolici favorevoli ai Dico. In realtà quando il Sinodo dei vescovi venne celebrato diciassette mesi fa il disegno di legge sulle unioni civili era ancora per così dire in mente Dei, mentre tra i partecipanti all’assise ecclesiatica era ancora ben presente il dibattito che aveva travagliato l’episcopato statunitense durante le presidenziali del 2004, quando alcuni vescovi avevano dichiarato di voler rifiutare la comunione a quei politici cattolici, a cominciare dal candidato democratico alla Casa Bianca John Kerry, pubblicamente e pervicacemente favorevoli all’aborto legale.
Ciò detto è evidente comunque che Papa Ratzinger si rivolge a tutto l’orbe cattolico, Italia compresa, quando al punto 83 dell’esortazione, in nome della “coerenza eucaristica”, ricorda che “i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare leggi ispirate ai valori fondamentali della natura umana”. E così quando ieri l’altro il cardinale Scola ha risposto alle domande dei giornalisti riguardanti i “valori non negoziabili” più volte citati da Benedetto XVI, lo ha fatto sottolineando che la chiesa non ha “alcuna fobia verso gli omosessuali”, e ribadendo che pur non intervenendo nel dibattito politico, i vescovi hanno il dovere di difendere la famiglia fondata sul matrimonio: “Sulla questione specifica dei Dico – ha detto Scola – io non qualificherei di impegno politico questi pronunciamenti. Non mi pare che possiedano questo carattere. Sono invece pronunciamenti che fanno parte del normale insegnamento magisteriale, che loro tocca e loro compete e, come tali, sono proposti all’attenzione di tutti, in modo particolare all’attenzione dei cristiani e, in modo del tutto speciale, a quella dei cristiani impegnati in politica”. Le unioni civili, ha spiegato sempre il patriarca di Venezia, non sarebbero comunque accettabili anche qualora non fossero tra omosessuali. Quindi, ha spiegato Scola: “Un vescovo non risponde fino in fondo alla sua missione se non richiama tutti quanti, in particolare i politici, al fatto che hanno il dovere di conformare la loro coscienza certa, rendendola retta attraverso un paragone con la verità. I vescovi devono richiamare in concreto questi contenuti, questi principi cosiddetti non negoziabili. E’ chiaro che l’indicazione del Santo Padre è netta nei confronti dei politici, netta nei confronti dei vescovi, e però non può sostituirsi alla prudenza pastorale dei vescovi”.
Ma nella conferenza stampa di martedì non si è parlato solo di Dico e dintorni.
Tra gli altri temi affrontati nell’occasione, il cardinale Scola ha infatti indicato quanto la liturgia stia a cuore a Benedetto XVI. Il Papa, ha detto il patriarca di Venezia, mette l’accento sul valore della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Una sottolineatura – ha fatto notare la Radio Vaticana – che non contrasta affatto con un rinnovato ricorso, nelle celebrazioni, al latino e al canto gregoriano pure auspicato nei punti 42 e 62 della “Sacramentum Caritatis”. Scola ha inoltre ribadito che il celibato dei sacerdoti non è un obbligo per ragioni funzionali, ma si tratta invece di una scelta sponsale: “E’ immedesimazione con il cuore di Cristo”.
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