Versione adatta alla stampadi mons.
Tommaso Stenico
Tratto dal blog
Umanesimo Cristiano | Tommaso Stenico il 14 marzo 2007
E’avvilente sfogliare i quotidiani stamattina ascoltare le notizie dei vari GR.
E’ avvilente cogliere tanta faziosità, tanta strumentalizzazione, tanta non verità.
Di che parlo? Ma dei titoloni sparati sulle prime pagine dei quotidiani, secondo i quali il Papa si sarebbe ancora reso reo di ingerenze nelle faccende dello Stato. Quale il tema?
Ma quello relativo a matrimonio e famiglia!
Perché sono così avvilito?
Ma perché sono seccato e addolorato per tanta parzialità.
Andiamo con ordine.
Ieri il Papa ha reso nota l’Esortazione apostolica post sinodale Sacramentum caritatis (cfr. riflessione di ieri su questo stesso blog).
Si tratta di un documento scaturito dalle riflessioni di circa 300 vescovi provenienti da tutto il mondo, che hanno riflettuto sulla “Eucaristia speranza del mondo”. Il Sinodo e il tema era stato convocato e scelto da Giovanni Paolo II, che dopo la sua morte Benedetto XVI ha ereditato.
Orbene:
1. Di un documento di 131 pagine, più 5 di indice
2. Scritto dal Papa per la tutta la Chiesa cattolica
3. Su un tema straordinariamente grande e misterioso come quello della Eucaristia i nostri giornalisti non hanno saputo fare di meglio che estrapolare da tutto il testo 15 righe (dico quindici righe!) e per di più legarle e pilotarle strumentalmente all’interno del dibattito attuale dell’Italia?
Trovo in tutto questo faziosità, malanimo, preconcetto, strumentalizzazione!
E quel che è peggio è che i politici – armi in spalla – hanno incominciato a sparare a zero sull’ingerenza della Chiesa negli affari Italiani, tacciando persino di partito politico la Conferenza Episcopale Italiana.
Siamo arrivati all’assurdo eretto a sistema!
Come si può riferire al dibattito – pur interessante e vivo – di un Paese infinitesimale sulla mappa dell’Orbe, il lavoro di 3 settimane fatto da circa 300 vescovi provenienti da tutto il mondo, che liberamente hanno dibattuto importanti e scottanti temi e principi e hanno poi offerto le loro riflessioni al Pontefice Romano, il Quale ha redatto il Documento in parola?
Questa è mera estrapolazione del pensiero altrui!
Nessun quotidiano ha riflettuto in toto sulla Esortazione che ieri abbiamo - benché succintamente – presentato.
Nessuno ha parlato del tema eucaristico, della partecipazione alla messa domenicale, del tema della giustizia e della pace, della tutela della bellezza del creato, del fare comunione con il prossimo dopo che si è fatta la comunione con il corpo e con il sangue del Signore.
E anche sottolineando il passaggio ai valori non negoziabili cui i quotidiani fanno riferimento perché non si è dato il giusto peso al contesto? Il Papa parla di ciò nell’ambito della “coerenza eucaristica”.
Innanzi tutto il Papa
1. si rivolge ai «politici e legislatori cattolici consapevoli della loro grave responsabilità sociale» (e speriamo che il Papa lo possa ancora fare!)
2. li richiama alla coerenza anche in Parlamento, chiedendo di sostenere "valori fondamentali come il rispetto e la difesa della vita umana", della "famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna".
3. Benedetto XVI sottolinea la necessità, da parte dei cattolici che ricoprono ruoli pubblici, di dare "pubblica testimonianza della propria fede".
Dove è il delitto che tanto fa gridare allo scandalo di ingerenza delle gerarchie nella vita pubblica degli Stati?
Le altre 15 righe strombazzate e avulse dal contesto delle 131 pagine del Documento pontificio indirizzato a tutta la Chiesa sparsa nel mondo è quello riguardante la “comunione negata ai divorziati risposati”.
Mi domando: qual è il torto che fa la Chiesa a questi fratelli e sorelle?
Essi hanno compiuto due scelte fondamentali:
1. hanno celebrato il sacramento del matrimonio. Spero l’abbiano celebrato sapendo quello che facevano!
2. hanno divorziato per i motivi più strettamente personali e rispettabili, contravvenendo a quello che deliberatamente avevano scelto: celebrare il sacramento del matrimonio unico, fedele e indissolubile.
3. sposandosi in Chiesa sapevano fin dall’inizio che non avrebbero più potuto contrarre matrimonio perché quel matrimonio è stato celebrato finché morte non separi.
A questo punto perché stupirci e gridare allo scandalo se la Chiesa mantiene fede a ciò che da Gesù il Signore le è stato consegnato?
Il Papa non ha fatto altro che ribadire la volontà del Fondatore della Chiesa (Gesù stesso) di «non ammettere» ai sacramenti i divorziati risposati. E questo a causa «del loro stato e la loro condizione di vita» che «oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'eucaristia».
Il Papa non manca, tuttavia di sottolineare che quello dei divorziati risposati è «una vera piaga - ha aggiunto il pontefice - dell'odierno contesto sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti cattolici. I pastori per amore di verità sono obbligati a discernere bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i fedeli coinvolti».
Questo è il cuore della Chiesa! Questa la coerenza della Chiesa e che la Chiesa domanda ai cattolici.
Chi si sente disturbato da questo modo di vedere le cose?
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